Quanto costa il social media manager?

Quanto costa il social media manager?

Nel post chi è (e che cosa fa) un social media manager ho spiegato che lavoro svolge e che cosa può fare per le aziende la figura del social media manager. La domanda che viene spontanea e alla quale ho risposto velocemente alla fine di quel post è:

Quanto costa un social media manager?

Premetto (soprattutto se alla lettura ci sono dei colleghi o degli aspiranti tali) che il testo che segue è relativo al mio modo di vedere la professione e le attività che svolge un social media manager. Mi baso ovviamente su quella che è la mia esperienza personale e professionale dopo tre anni di libera professione. Non sono cifre universalmente riconosciute (non esiste un albo) e in base a chi si contatta, al tipo di lavoro e di azienda le cifre possono variare e non di poco.

Il mio lavoro ha un costo che non è paragonabile al «con 100 € me lo fa mio cugino che è bravo con il computer». Fare social media marketing non è alzarsi la mattina, mettere una felpa troppo grande, inforcare gli occhiali, andare su Facebook e decidere in base alla meteo cosa pubblicare. Serve strategia, analisi, ascolto del mercato, capacità di capire (e di anticipare) le reazioni del pubblico e la capacità di cambiare rotta quando la strategia non porta verso gli obiettivi desiderati.

In media il mio costo orario si aggira sui 40 € lordi ad oggi che sono ancora in regime forfettario e ho una tassazione inferiore rispetto alla normale partita Iva. Dentro questi 40 € c’è il valore che ho dato al mio tempo. Oltre quello c’è la mia formazione passata ma anche quella che continuo a fare per dare ai miei clienti il miglior lavoro che mi è possibile, come per esempio gli #SDBAwards di SQcuola di Blog ai quali partecipo ogni anno. In media un preventivo di sola gestione parte dai 300/350 € al mese in su. Si parla di circa 10 ore al mese che variano a seconda della quantità di canali da gestire, se il materiale visual (foto, video, grafiche) è fornito oppure no, se ci sono live da seguire e altre variabili. La strategia non fa mai parte del forfait mensile, ma è una cosa che faccio pagare all’inizio e solitamente si aggira tra i 700 e i 1000 €, costo che solitamente spalmo sulla durata dell’intero progetto.

Diffidate da chi vende pacchetti social

La comunicazione (online e offline) non può essere valutata un tanto al chilo. Ogni azienda è unica e così dovrebbe essere la sua comunicazione. Pretendete che chi lavora per voi e per il vostro brand pensi a un progetto fatto ad hoc per voi e le vostre esigenze. Non esiste un’azienda uguale ad un’altra; non può quindi esistere una strategia copiata in incollata su brand diversi. E, soprattutto, non esiste un lavoro sulla comunicazione senza una strategia chiara su dove vogliamo arrivare e come.

La pubblicità fa parte del preventivo?

No. Solitamente nei miei preventivi non includo mai il costo per l’investimento sulla pubblicità sulle diverse piattaforme (esempio i post sponsorizzati di Facebook). Calcolo sempre un forfait per la sponsorizzazione mensile dei post, indispensabile visiti in continui cambiamenti di algoritmo che rendono i social sempre più a pagamento per le aziende, ma per delle vere e proprie campagne faccio uno studio (e un preventivo) a parte.

Per quanto tempo lavora un social media manager?

I contratti che solitamente stipulo con i miei clienti sono pensati in un arco temporale di un anno circa, mai inferiore a sei mesi. Questo è il tempo che, a mio avviso, serve per iniziare a vedere i risultati di una strategia di comunicazione e dell’investimento fatto. Per quanto riguarda gli eventi invece il discorso cambia, sia per quanto riguarda le tempistiche che per il compenso.

Quelle che ho esplicitato prima sono cifre per piccole aziende. Chiaro che più l’azienda è grande e più il social media manager dovrà essere presente e online anche live, maggiore sarà il suo impegno a livello di tempo e di investimento da parte del brand. Il costo per una piccola realtà che vende prodotti fatti a mano non è lo stesso per la comunicazione politica, un ristorante stellato o un evento internazionale.

Se non posso permettermi un social media manager?

Mi rendo conto che investire 600, 700 € o anche di più su una persona esterna che gestisca la comunicazione può non essere una cosa fattibile per tutti i business, soprattutto i più piccoli. Piuttosto che andare alla ricerca di qualcuno che con 1/6 di quella cifra promette di fare lo stesso lavoro, investite su dei corsi di formazione per voi e/o per i vostri collaboratori. Acquistate delle ore di consulenza dove il social media manager vi dedicherà il suo tempo e la sua attenzione focalizzandosi solo su di voi e il vostro brand. Se c’è il dubbio che un professionista esterno possa essere la soluzione ideale o se c’è la volontà che sia qualcuno interno all’azienda a occuparsi dei social, la consulenza è un’ottima alternativa. Il professionista farà un quadro generale della situazione, mettendo in luce quello che si può fare per migliorare e per rendere efficace la comunicazione. Alla fine della chiacchierata avrete più strumenti per decidere come muovervi, se affidare il lavoro a qualcuno o se farvi prendere per mano e costruire insieme al consulente la vostra immagine e la vostra voce sul web. Per una consulenza personalizzata qui potete trovare i miei contatti. Non sottopagate nessuno; io con il mio lavoro ci devo vivere, pagare l’affitto e le spese come tutti.

Hai ancora delle domande? Scrivile nei commenti qui sotto!

 

L’utilità di un sito web

L’utilità di un sito web

Senza dubbio oggi Internet pullula di spazi dove mostrare la nostra azienda: Facebook, Instagram, TripAdvisor… abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Ma che cosa cambia tra l’essere su una piattaforma di qualcun altro e avere il nostro sito? E ha ancora senso costruire un sito Internet?

A che cosa serve sito web

Il sito Internet di un’azienda, sia essa un ristorante, un hotel, una falegnameria, è il biglietto da visita che lasciamo ai naviganti nonché potenziali clienti. Qui possiamo esprimere tutta l’essenza del nostro brand senza nessun limite. Ogni pixel è personalizzabile: dal layout ai colori, dai caratteri ai testi, dalle fotografie ai video.

Un sito è di proprietà di chi ha acquistato lo spazio web. Quel pezzetto su Internet è nostro e non ci sarà più solo se saremo noi a deciderlo (o se non pagheremo il rinnovo di hosting e dominio!).

È la nostra vetrina sul mondo. Chiunque con una connessione dati può accedere al nostro sito ed essere quindi un nostro potenziale cliente. Internet non ha limiti, se non il budget investito in pubblicità. È inoltre utile per farsi trovare su Google da chi fa ricerche per le parole chiave per cui ti posizioni.

Con il sito si possono fare azioni di remarketing. Ci avete mai fatto caso? Quando entriamo su Amazon e facciamo ricerca di un prodotto ce lo ritroveremo riproposto in tutti i siti che navigheremo successivamente. Quella è un’azione di remarketing, detta anche “so che hai visto il mio prodotto, vero che lo vuoi eh? Lo sappiamo entrambi che lo vuoi”. Facciamo un esempio più abbordabile del colosso dell’e-commerce: cerchiamo un hotel a Roma ed entriamo su un paio di siti per dare un’occhiata alle camere, magari facciamo anche una simulazione di prenotazione. Se su quel sito è impostato il Pixel di Facebook ci ritroveremo pubblicità di quella struttura che abbiamo visto o di qualche offerta sulla città che vogliamo visitare.

È un modo per mostrare e far conoscere i prodotti. Quante volte abbiamo trovato qualcosa di interessante su un social o in qualche pubblicità e abbiamo cercato l’azienda su Internet per vedere chi è e cosa offre?

Con un sito possiamo gestire il nostro e-commerce senza dover cedere percentuali del ricavato a piattaforme che ospitano i nostri prodotti e senza intermediari. Per hotel e ristoranti il corrispondente dell’e-commerce è il booking engine, ovvero il sistema di prenotazione online. Tramite il booking engine l’utente può prenotare direttamente sul sito o anche solo fare una simulazione per vedere se c’è disponibilità e quanto gli costa il soggiorno nella nostra struttura per le date desiderate.

Il blog. Spesso è uno strumento che viene sottovalutato ma che ha una grandissima forza. Il nostro sito può ospitare una sezione blog che possiamo dedicare alle news sulla nostra azienda, possiamo spiegare come utilizzare i nostri prodotti, possiamo raccontare ai naviganti qualcosa che li convinca a fidarsi di noi e ci dà credibilità. Oltre ad offrire contenuti utili ci aiuta anche nel posizionamento sui motori di ricerca.

I social sono sostituti del sito?

Nì, i social non sono un sostituto di un sito web e hanno due funzioni diverse. Con un profilo social non siamo liberi di muoverci come vogliamo e saremo sempre a casa di qualcun altro che potrebbe decidere di cambiare le regole o anche di chiudere.

Sui social costruiamo la nostra community, possiamo dedicare offerte esclusive ai nostri fan, possiamo capire meglio il nostro target, sono utili per iniziare una conversazione con gli utenti e capire che cosa piace loro dei nostri prodotti e quali sono le criticità. Non possiamo vendere direttamente. Per esempio Facebook ha la sezione vetrina, ma al momento è possibile sono esporre i nostri prodotti ma non effettuare pagamenti; ci verrà sempre chiesto di mandare il nostro cliente su una pagina esterna (un sito) dove concludere l’acquisto.

Possiamo paragonare il sito alla nostra casa virtuale, mentre i social sono il bar dove incontriamo gli amici, dove conosciamo gente nuova. E ricordiamo che i social non sono gratis. Aprire un profilo lo è, utilizzarlo per scopi commerciali prevede degli investimenti in termini di budget, di tempo e di creazione dei contenuti.

Interessato ad aprire il tuo sito Internet ma non sai da dove partire? Hai dei profili social che non sai come sfruttare per la tua azienda? Contattami e fammi conoscere il tuo progetto; lo faremo crescere insieme.

Chi è (e cosa fa) un social media manager

Chi è (e cosa fa) un social media manager

Da quando le aziende hanno capito (non tutte) che la comunicazione sui social fa parte del quadro più ampio del marketing, la figura professionale del social media manager è sempre più importante e richiesta. Non basta però saper postare qualcosa sui social per dire di essere un social media manager.

Chi è il social media manager

Il social media manager è una figura professionale, spesso un libero professionista, che si occupa della gestione della presenza sui social di aziende, associazioni, enti, persone. Quello che lo distingue da chi sa semplicemente utilizzare le piattaforme di social network è la capacità di mettere in piedi una strategia e delle azioni chi portino al raggiungimento di obiettivi. Obiettivi che non sempre sono correlati alle vendite ma possono essere per esempio legati alla visibilità, all’aumento delle interazioni da parte degli utenti, al creare una community che ruoti intorni al brand. Il social media manager lavora sui numeri, sulle statistiche, sull’engagement, sulle conversioni e sui ritorni di investimento. È vero, lavora con la creatività, cerca modi sempre nuovi di arrivare alle persone, però prima di tutto si affida ai numeri.

Un buon social media manager deve avere una visione d’insieme su quella che è la comunicazione, suoi nuovi trend, sul mercato di riferimento che cambia e risponde in modo diverso in base al messaggio che si fa passare. Può essere quindi catalogato (se di categorie possiamo parlare) tra i consulenti di web marketing. Una cosa fondamentale da tenere a mente è che i social sono un pezzo del puzzle che compone la comunicazione digitale che a sua volta è una parte della comunicazione aziendale. Il social media marketing deve essere quindi parte integrante di tutta la comunicazione sia online che offline.

Che cosa fa il social media manager

Scappate da chi vi propone soluzioni veloci per iniziare a postare sui social il giorno dopo l’accettazione del preventivo. Un social media manager prima di qualsiasi operazione pratica sui vostri canali deve prendersi del tempo per analizzare la vostra situazione iniziale e quella dei vostri competitor, studiare il mercato e gli utenti per poi elaborare una strategia di comunicazione che possa essere utile al raggiungimento degli obiettivi concordati. Prende ovviamente in considerazione il budget a disposizione – che non fa parte del compenso del professionista – e se c’è la necessità di produrre del materiale (video, foto, grafiche) e recupera e analizza i contenuti a disposizione. Solo alla fine di tutta la parte di analisi e strategia elabora un piano editoriale (presto un post in cui ti spiegherò che cos’è e come redigere un piano editoriale). Oltre alla parte di contenuti organici si occupa anche di attività di advertising e promozione, come per esempio le famose Ads di Facebook.

Spesso, soprattutto quando sta lavorando un aziende medio-piccole, il social media manager è anche un community manager e si occupa quindi della gestione della community che si genera intorno ai canali social: risponde e modera i commenti e i messaggi privati e eventuali crisi.

Quanto costa un social media manager?

Spesso mi viene chiesto quanto costa ad occhio e croce affidarsi a un social media manager. Il prezzo è variabile e dipende da diversi fattori. Nella stesura di un preventivo entra in gioco il costo orario, il tipo di progetto, i contenuti da creare, il tipo di cliente, se ci sono eventi da seguire in live. Insomma, i parametri sono svariati. Il prezzo è personalizzato, così come lo è la strategia di comunicazione per l’azienda; non è un lavoro che si fa un tanto al kg. Diciamo che se dovete pensare di affidarvi ad un professionista prendete in considerazione cifre che partono dai € 400/500 al mese in su. Richiedi il tuo preventivo personalizzato!

In sintesi un social media manager si occupa di creare relazioni tra il brand e gli utenti pubblicando contenuti che possano essere interessanti e portandoli a compiere un’azione ovvero il completamento dell’obiettivo iniziale. Dubbi? Domande? Lascia un commento!

Pokemon Go per il marketing (?)

Pokemon Go per il marketing (?)

Da poco più di una settimana è uscita la nuova app lanciata da Nintendo Pokemon Go che ha (ri)acceso la febbre per la caccia ai piccoli mostri giapponesi. La app si ispira all’omonimo cartone animato e al gioco uscito nel 1996 per Game Boy in cui il personaggio principale viaggia nel mondo per diventare un maestro di Pokemon. Il successo di Pokemon Go si può sfruttare nel nuovo marketing digitale?

(altro…)